COMUNICARE PER CAPIRSI
- Dettagli
- Categoria: Angolo Psicologia (Rosalma Gaddi)
- Scritto da Rosalma Gaddi
- Visite: 350
COMUNICARE PER CAPIRSI
Succede spesso che gli allenatori concentrino la loro attenzione e i loro sforzi alla ricerca di nuove metodologie di allenamento e schemi di gioco sempre più sofisticati che consentano di avere dalla propria squadra quel qualcosa in più che la faccia prevalere sugli avversari.
Nella consapevolezza che le conoscenze tecniche non siano gli unici presupposti per il raggiungimento di obiettivi qualitativamente eccellenti, l’Associazione Calcio Casier Dosson ha pensato di offrire un’opportunità formativa ai propri allenatori ed operatori per poter arricchire in conoscenze e consapevolezza riguardanti la comunicazione, intesa come capacità di comunicare in modo chiaro ed efficacie ciò che si vuole e di saper ascoltare i messaggi emessi dall’altro. Certo non sempre ci accorgiamo di quanto complesso sia il processo comunicativo, ma considerando le potenzialità educative e formative della pratica sportiva, non possiamo esimerci da una riflessione sui meccanismi che lo caratterizzano.
Sappiamo che il contenuto di ciò che diciamo si costruisce dentro di noi, influenzato dalla nostra individualità, i nostri bisogni, le nostre esperienze, il nostro ambiente sociale, tutti elementi che incideranno pertanto su ciò che comunichiamo. Un messaggio quindi non è mai neutro, è sempre filtrato dalla persona che lo emette. Allo stesso modo chi lo riceve lo sottopone ad un’interpretazione personale e quello che per una persona è divertente può essere noioso per un'altra.
Com’è possibile allora essere sicuri che ciò che volevamo comunicare è stato recepito proprio come volevamo? E’ attraverso i messaggi provenienti dal nostro interlocutore che possiamo raccogliere alcune informazioni sul fatto che quello che vogliamo dire e quello che la persona ha capito sono la stessa cosa. Quindi, oltre all’importanza della conoscenza e della consapevolezza dei meccanismi comunicativi che ognuno di noi usa in modo molto automatico (e di conseguenza poco consapevole), è basilare saper cogliere tutte le sfumature che i nostri interlocutori ci rimandano.
Nel nostro caso, la capacità dell’allenatore di riuscire a "leggere" i segnali che gli atleti gli manderanno al momento della dimostrazione di ciò che ha comunicato potrà essere un valido strumento per il raggiungimento degli obiettivi prefissati, sia a livello agonistico che a livello educativo. Non basta dunque chiedere agli atleti:“Avete capito? “, (di certo chi si sente insicuro o timoroso risponderà “Si!” per evitare l’imbarazzo di ammettere di non aver capito o di non essere d’accordo) ma è molto importante prestare attenzione a quel canale comunicativo che esprime in modo autentico sia le nostre emozioni che il nostro modo di essere: la comunicazione non verbale, ovvero l’ insieme di gesti, espressioni del volto, degli occhi, posizione del corpo e tono della voce.
Queste attenzioni aiuteranno ad instaurare una comunicazione accurata tra l’allenatore e l'atleta, faciliteranno un equa distribuzione della responsabilità derivata da una qualsiasi incomprensione (purtroppo capiterà anche quando si comunica nel migliore dei modi!) e creeranno un atmosfera di cooperazione tra l’allenatore e gli atleti.
Dott.ssa Rosalma Gaddi
.......







