Silvano Colusso

Silvano Colusso


Silvano Colusso è Il calciatore che vanta il maggior numero di presenze in partita, 350, con la maglia del Treviso Calcio, ha militato in diverse altre squadre tra le quali ricordiamo Modena, Venezia, Conegliano e Belluno, ha allenato Belluno, San Polo, Jesolo, Roncade, Porcellengo e Villorba.Per sei anni è stato Responsabile del settore giovanile del Treviso calcio, da settembre 2009 riveste il ruolo di Responsabile del Settore Giovanile per la società Casier Dosson e ci parla della sua filosofia del calcio…

Risponde ad alcune domande:

  • Tra i bisogni fondamentali di una Società, c’è la necessità di formare i giovani alla pratica sportiva ed alla attività agonistica, dando vita all’addestramento secondo i metodi scelti dalla stessa per raggiungere gli obiettivi prefissasti. In questo contesto si delinea almeno per le società con numerosi iscritti, il bisogno di un dirigente dal ruolo molto importante: “il direttore tecnico”. A lui sono devolute una serie di responsabilità Quali nello specifico?

Responsabile del Settore Giovanile o Direttore Tecnico è un ruolo molto importante in una società con molti giovani, è importante dare delle precise direttive tecniche  e farle rispettare da tutti, allenatori e giocatori.

La filosofia di gioco è uguale per tutti dai pulcini agli allievi.

Per i primi calci, età 5 6 e 7 anni, si guarda solo il divertimento puro senza alcuna impostazione tecnica.

I tecnici vanno scelti con scrupolosa cura, perché oltre che essere preparati sotto il profilo tecnico, devono essere predisposti all’insegnamento e all’educazione dei piccoli atleti

Tutti i giocatori devono essere seguiti con le stesse attenzioni anche se più o meno “portati  al gioco del calcio” e bisogna dare a tutti la possibilità di giocare e divertirsi. 

  • L’approccio educativo delle società sportive è troppo spesso uno specchio attraverso cui si riflettono comportamenti ed atteggiamenti degli adulti. Il che significa competitività esasperata, esclusione dei più deboli e dei meno dotati, accentuazione dell’aspetto fisico ed agonistico. È giusto che sia così?

 Le prime selezioni iniziano verso i 12/13 anni per poi andare a formare le squadre Regionali o Provinciali per le categorie Giovanissimi e Allievi, in base alle attitudini dimostrate dai ragazzi, lasciando però inalterata la possibilità di confrontarsi continuando a divertirsi e a giocare per continuare a crescere e migliorare.
La speranza è che qualcuno riesca a diventare professionista (Poli giocatore dell’Inter è cresciuto al Casier Dosson fino a 12 anni) mentre per altri si apriranno le porte a livello dilettantistico o amatoriale.
L’obiettivo principale del Casier Dosson è portare il maggior numero possibile di atleti del settore giovanile a giocare nella rosa della prima squadra. 

  • Nel gioco del calcio, strumento educativi particolarmente coinvolgente ed efficace, non è forse più importante assumere il punto di vista dei bambini che significa non solo prestazioni ed ansia di vittoria, ma divertimento, partecipazione, festa?

 Questo è quello che noi cerchiamo di insegnare fin dai primi calci  o piccoli amici, tramite preparatori adulti che preferisco definire “educatori” senza badare alla competitività, ma puntando sul divertimento di tutti, solo con il passare del tempo questo cambia in base all’età degli atleti. 

  • Il ruolo dei genitori e dei famigliari dei tesserati spesso incide notevolmente  nell’agevolare o turbare la vita societaria e la stessa attività agonistica perché è noto che i parenti dei ragazzi sono portati a vedere tutti gli aspetti dell’addestramento e della partecipazione alle gare solo in funzione dell’affermazione personale del loro piccolo “campione”. Quanto è difficile il compito del “direttore tecnico” in questo ambito?  

È sicuramente un bel problema quello di far capire ai genitori che il figlio gioca a calcio perché principalmente si vuole divertire e che la strada per diventare un campione in questo sport è molto difficile e riservata a pochissimi atleti e che molte volte resta un puro miraggio.

Fortunatamente di questi casi ce ne sono sempre meno, il mio lavoro è anche saper tenere questi genitori con i piedi per terra, prima di tutto scuola e lavoro, se poi dovesse succedere sarà la nostra società la prima ad esserne felice  e ad accompagnare il ragazzo su questa strada.

Per fare questo abbiamo cercato di coinvolgere i genitori ed informarli il più possibile, tramite riunioni a tema cercando di spiegare il danno che rischiano di causare principalmente ai loro figli.

Noi cominciamo a vedere i risultati nel comportamento verso avversari, arbitri e non solo, è aumentato l’attaccamento ed il calore verso la propria squadra, con cori sempre civili  e rispettosi di tutto e tutti, siamo sulla buona strada, ma non bisogna mollare la presa.

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