caratteristiche e modelli di prestazione
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- Categoria: Angolo Tecnico (Luca Nardo)
- Scritto da Luca Nardo
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CARATTERISTICHE DEL GIOCO DEL CALCIO E MODELLI DI PRASTAZIONE
Per riuscire a far fronte con successo alle richieste specifiche del gioco sportivo del calcio sono necessari i requisiti specifici, che debbono essere sviluppati e consolidati nell’apprendimento, nell’esercitazione, nell’allenamento e nelle partite vere e proprie.
La struttura di movimento del giocatore di calcio, sulla quale si fonda la maggior parte delle sue intenzionalità tecnico-tattiche è la corsa.
Tale schema si presenta nel calcio in molteplici forme contraddistinte da:
variabilità spazio-temporale
variabilità di durata
variabilità delle pause
variabilità biomeccanico
per lo staff tecnico, il compito risulta molto difficile in quanto, pur conoscendo la complessità delle forme di corsa utilizzate dal calciatore, gli è difficile conoscere con esattezza la durata e l’intensità di ogni frazione di gioco ed i valori numerici parziali e totali che corrispondono a questi parametri.
Il modello dell’esercizio fisico nel calcio è di tipo intermittente: infatti in esso vi è un’alternanza tra molte attività differenti.
Dal modello prestativo si deve passare alla definizione degli obiettivi della preparazione atletica:
sviluppo della capacità di reazione
sviluppo della capacità di forza rapida
sviluppo della capacità di accelerazione
sviluppo della capacità di compiere movimenti con elevate frequenze
sviluppo del meccanismo anaerobico alattacido – lattacido e aerobico
incremento generale della forza
sviluppo della forza dinamica e in particolare quella esplosiva, esplosiva-elastica ed elastica reattiva
miglioramento dell’estensibilità muscolare
Andiamo a capire in forma molto semplice, cosa avviene ad un atleta durante una prestazione sportiva ( tratto da un gruppo di ricerche e studi del calcio)
LE FIBRE MUSCOLARI
Generalità
La muscolatura umana è composta da fibre che si contraggono rapidamente (30 - 50 volte al secondo) e da fibre con più lenta capacità di contrazione (10 - 15 volte al secondo).
Le prime vengono definite fibre a contrazione veloce o dato il colore particolarmente pallido che le caratterizza, FIBRE BIANCHE e le seconde fibre a contrazione lenta o, dato il colore rosso che le caratterizza, FIBRE ROSSE.
Un individuo mediamente ha la sua muscolatura composta da circa il 50% di fibre a contrazione lenta e il restante 50% di fibre a contrazione veloce di cui il 24% di tipo “A” ed il 24% di tipo “B”, essendo trascurabile la percentuale di fibre di tipo “C” (2%).
Fibre muscolari rosse
(Rispetto alle bianche)
- MIOGLOBINA: da 2 a 5 volte maggiori
- MITOCONDRI: più numerosi e grossi
-CAPILLARI: più numerosi intorno a ciascuna fibra muscolare
- LIPIDI: maggiore quantità (assieme agli enzimi coinvolti nel metabolismo lipidico)
Fibre muscolari bianche
(Rispetto alle rosse)
- CREATIN-FOSFATO: maggiore quantità
- ENZIMI GLICOLISI ANAEROBICA: più attivi
- ENZIMI ATP-CP: più attivi
IONI CALCIO: maggiore quantità.
TIPI DI CONTRAZIONE MUSCOLARE
Contrazione isotonica: il muscolo si accorcia man mano che si sviluppa tensione (è il tipo più comune di contrazione).
SINONIMI: contrazione dinamica - contrazione concentrica.
Contrazione isometrica: il muscolo sviluppa tensione ma non cambia lunghezza.
SINONIMI: contrazione statica.
Contrazione eccentrica: il muscolo si allunga man mano che si sviluppa tensione (è l’opposto della contrazione isotonica)
Contrazione isocinetica: è una contrazione massimale a velocità costante per l’intera ampiezza del movimento.
Contrazione auxotonica: contrazione in cui si ha accorciamento del muscolo ma, a differenza di quanto avviene nella contrazione isotonica, la resistenza va progressivamente aumentando e di conseguenza l’accorciamento del muscolo è possibile solo in virtù di un progressivo aumento della potenza muscolare.
BIOENERGETICA MUSCOLARE
Il susseguirsi di contrazioni e decontrazioni muscolari permette l’utilizzo delle leve ossee ed il conseguente movimento. Al sistema nervoso spetta il compito di guidare l’azione, mentre a quello cardio-circolatorio e respiratorio il compito di far pervenire ai muscoli l’ossigeno (comburente) e le sostanze nutritive (combustibile).
La cellula muscolare trae energia dalle molecole di ATP (acido adenosin-trifosforico), le cui molecole vengono sintetizzate all’interno dei mitocondri.
Struttura: AP-P-P
Ogni volta che si stacca un P (radicale fosforico), si libera energia utilizzabile per la contrazione muscolare.
AP-P-P --> AP-P+Energia
Dalla scissione si forma l’ADP (adenosin-difosfato), che a sua volta potrebbe cedere un radicale fosforico producendo energia. Perché questa energia sia disponibile nel tempo è necessario che l’ATP consumato venga ricostituito. Le vie di ricostituzione sono relative ai tre meccanismi energetici:
- Meccanismo anaerobico alattacido
- Meccanismo aerobico
- Meccanismo anaerobico lattacido.
Meccanismo anaerobico alattacido: la definizione deriva dal fatto che per la ricostituzione dell’ATP non richiede la presenza dell’ossigeno e senza formazione di acido lattico. La ricarica dell’ATP avviene grazie alla cessione di un radicale fosforico da parte di una sostanza di riserva energetica presente nella cellula, la FOSFOCREATINA (CP).
CP + ADP--> ATP + CREATINA
Questa reazione avviene grazie all’intervento dell’enzima CREATIN-FOSFOCHINASI (CPK), condizione fortemente influenzabile dall’allenamento nelle quantità e nella qualità d’intervento.
Questo meccanismo permette un lavoro muscolare di alta potenza ma di breve durata, per esempio un breve scatto, un salto, un tiro in corsa, ecc....
Meccanismo aerobico: la definizione deriva dal fatto che utilizzando la presenza d’ossigeno si ottiene energia dalla completa combustione degli zuccheri (glucosio) e dei lipidi (acidi grassi), fino ad arrivare alla formazione di due scorie: l’acqua (H2O) e l’anidride carbonica (CO2).
Di tutti i meccanismi questo è il più importante perché in grado di fornire la maggior parte degli ATP utilizzabili. Se allenate le funzioni enzimatiche, cardio-circolatorie e respiratorie, l’essere umano può fornire prestazioni di lunga durata e buona resistenza. In tale condizione si viene a creare una situazione di equilibrio (steady state) fra consumo di energia (contrazione muscolare) e
ricostituzione di ATP, teoricamente infinite se non all’esaurimento delle scorte di glicogeno e dall’instaurarsi della fatica.
Meccanismo anaerobico lattacido: La definizione deriva dal fatto che anche in questo meccanismo, in assenza di ossigeno, avviene la glicolisi. Questo processo metabolico opera la demolizione del glucosio nel citoplasma cellulare con formazione di acido lattico e di ATP come da schema:
1 GLUCOSIO + 2 ADP--> 2 ACIDO LATTICO + 2 ATP
Questo meccanismo interviene nei seguenti casi:
a) all’inizio di un lavoro muscolare prima che si inneschi il meccanismo aerobico;
b) quando il livello di lavoro muscolare non può più essere soddisfatto dalla quantità di ossigeno;
c) quando la contrazione muscolare è così elevata da provocare la chiusura dei vasi sanguinei (contrazione isometrica)
Si può dedurre che il meccanismo aerobico e quello anaerobico lattacido possono cooperare, ma solo per breve tempo, ovvero alla saturazione della scoria ACIDO LATTICO. L’accumulo di lattato abbassa il PH fino a che i valori diventano incompatibili con la contrazione muscolare (crampo).
Nel calcio tutti e tre i meccanismi intervengono nel tipo di prestazione e quindi tutte e tre le situazioni vanno allenate.
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