primi approcci della difesa a zona

ESEMPIO  E PROPOSTE  DI PROGRESSIONE DIDATTICA

E ANALITICA DELLA DIFESA A ZONA

 

 


Premessa

Nella difesa a zona ogni giocatore è responsabile della zona di campo a lui assegnata e, quindi, degli avversari che in quella zona si trovano. Tutti i giocatori componenti la squadra partecipano all’azione difensiva movendosi in base al movimento della palla, degli avversari e della loro posizione rispetto alla porta. Diventa quindi fondamentale, accanto a tutti i gesti di tattica difensiva individuale (piazzamento, marcamento, intercettamento, contrasto, temporeggiamento), la preparazione di movimenti collettivi di collaborazione sincronizzati verso gli obiettivi di difendere la porta, temporeggiare e concentrarsi in difesa (scaglionamento difensivo), controllare e mantenere la posizione, scambiare (ripristinare l’equilibrio difensivo perduto), aiutare e sostenere i compagni, raddoppiare le marcature, "pressare".

In linea generale, lo sviluppo dei concetti su esposti è necessario, nelle fasi di non possesso, per qualsiasi sistema di gioco. Tuttavia nella difesa a zona l’organizzazione di uomini e reparti diventa fondamentale e rende necessario un lavoro volto alla sincronizzazione dei movimenti per l’interdipendenza dei tre reparti: difesa, centrocampo e attacco. Questo perché tutti i giocatori che fanno parte della squadra partecipano alla fase difensiva con un attacco immediato al portatore di palla.

Per quanto riguarda l’attribuzione dei ruoli è importante che vi sia almeno un leader per reparto o, quantomeno, che almeno un difensore centrale e un centrale di centrocampo lo siano. I difensori centrali devono avere doti di elevazione e rapidità.

I difensori vanno disposti in linea anche se è meglio che i centrali stiano un po’ più arretrati rispetto ai laterali. In fase di possesso i centrali fungono da appoggio per i compagni pressati (scarico in disimpegno arretrato) e da incursori per inserimenti nei corridoi centrali, mentre in fase di non possesso devono "scivolare" o "scalare" lungo la diagonale difensiva per raddoppiare la marcatura sulle fasce laterali, avanzare e arretrare in caso di lanci in profondità (elastico) e dettare i tempi del fuorigioco. I laterali devono sempre assicurare un appoggio sulle fasce in caso di possesso (oltre che aggredire gli spazi in corridoio laterale), mentre nelle fasi di non possesso devono accorciare le distanze dai centrali, assicurare le coperture ai centrali stessi ed effettuare le "uscite" laterali in chiusura sui portatori di palla. I difensori devono disporsi in modo sfalsato rispetto alla linea di centrocampo in modo tale da assicurare in qualsiasi momento la costruzione delle piramidi difensive. Negli ultimi venti metri di campo si deve passare dalla marcatura a zona a quella a uomo prendendo in marcatura l’ultimo avversario entrato nella rispettiva zona.

Anche i centrocampisti non devono disporsi in linea perché altrimenti, superato un uomo, l’avversario ha la possibilità di superare l’intera linea. Il centrocampo ha il delicato compito di assicurare le equidistanze tra un reparto e l’altro facendo sì che la squadra sia sempre corta e compatta. E’ opportuno che ogni centrocampista venga accoppiato con un difensore (laterali con laterali e centrali con centrali) per garantire sia un’automatica e sistematica copertura in caso di sganciamento di un difensore, sia un costante aiuto e raddoppio di marcatura (l’intervento però deve essere fatto individualmente: se interviene il marcatore colui che raddoppia deve temporeggiare, se l’avversario è di spalle al marcatore deve intervenire colui che raddoppia).

Gli attaccanti devono attuare il primo pressing sul portatore di palla e fare di tutto per rallentare l’azione avversaria. Essi raddoppiano in aiuto ai centrocampisti e, se è il caso, entrano nelle diagonali di centrocampo.

Ciò richiede un’attenta valutazione non solo degli elementi tecnico-tattici individuali e collettivi, ma anche la considerazione di tutte le componenti psicologiche che possono influenzare il livello di attenzione e concentrazione degli allievi e quindi la qualità dell’apprendimento stesso. Per questo motivo il lavoro puramente didattico deve essere affiancato da un adeguato supporto ludico, in modo che si crei sempre un corretto rapporto lavoro-gioco che non porti mai a superare la soglia dell’attenzione dei giocatori.

All’inizio è opportuno che parli solo l’allenatore, ma con il progredire delle esercitazioni e dell’apprendimento è bene che parlino anche e soprattutto i giocatori. Essi devono essere condotti ad un punto in cui, memorizzati schemi, movimenti e tattiche, dispongano in modo elaborato e situazionale di loro facendone una propria abilità (accanto a quelle tecnico-tattiche individuali). Infatti, la presa di coscienza dell’importanza dell’organizzazione diventa fondamentale per un atteggiamento difensivo, qual è la zona, volto a dipendere solo da se stessi e non dagli avversari.

Nel gioco del calcio esistono dei principi di tattica che vanno sempre considerati e rispettati, vanno ricercati in forma elaborata, sono punti che diventano fondamentali per una organizzazione di gioco. Cercheremo ora di approfondire alcuni principi di tattica collettiva, riguardante visto l’argomento che stiamo trattando; la fase difensiva.

Scaglionamento: disposizione sul campo in modo tale da essere impegnati a chiudere lo spazio di competenza, nel quale l’avversario può muoversi con pericolosità. I difensori devono oltre a  marcare il proprio antagonista, essere in grado di coprire anche gli spazi dei quali è responsabile tutta la difesa. I giocatori in fase di non possesso palla devono trovarsi in una posizione intermedia per poter intervenire sia nella marcatura dell’avversario che nella copertura ad un compagno,  diventa fondamentale il concetto di non farsi mai trovare in linea ma di permettere la reciproca copertura. Lo scaglionamento è il principio fondamentale che attraversa la difesa a zona : la reciproca copertura tra i singoli giocatori nella linea e tra le linee stesse.

Azione ritardatrice ( temporeggiamento): è l’intervento importante per rallentare le azioni avversarie, arretrando verso la difesa primaria della nostra porta, ma aumentando la copertura con una densità di uomini, privilegiando l’imbuto difensivo.

Concentrazione di uomini: la disposizione sempre in superiorità nei pressi del fronte difensivo per una copertura reciproca, con una priorità di densità nella zona centrale rispetto alla porta da difendere.

Equilibrio: mantenimento della possibilità di copertura reciproca in ogni zona del campo.

Controllo e limitazioni in difesa: controllo ed elaborazione di quelle che sono i rischi e le priorità, per sapere e conoscere le eventuali conseguenze della nostra scelta e dal nostro comportamento.

La migliore interpetrazione difensiva di una squadra di calcio si nota quando dimostra sempre di essere scaglionata in modo di avere sempre una linea di copertura; saper leggere le situazioni di temporeggiamento nella situazione d’inferiorità; essere concentrata nell’imbuto difensivo; il mantenimento degli equilibri tra reparti e singoli; avere conoscenza dei rischi e delle priorità.

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