gioco a zona……primo approcci

  • Gioco a zona: primi approcci

 

La volontà di avere l’assetto di squadra, sempre pronto a muoversi in modo equilibrato, coordinato e razionale, è l’obiettivo principale d’ogni tecnico moderno. Spesso dal corretto apprendimento e realizzazione di questi concetti, nascono i risultati futuri di una squadra.

Con uno sviluppo sempre più marcato del gioco a zona nel calcio mondiale, è richiesta e manifestata l’esigenza di primeggiare e migliorare l’organizzazione di gioco, con la totale necessità di non trasformare in svantaggioso, i possibili benefici che questa strategia rende concreto. Schematizzando che, nel gioco a zona si dipende dal proprio movimento all’interno di uno spazio; in funzione della palla, della propria porta da difendere, dalla posizione dei compagni, e dall’avversario. Diviene lampante esprimere il pensiero che, se l’organizzazione tra reparti non è buono, s’incorre in maggiori difficoltà nel contrastare l’attacco antagonista. Il pericolo maggiore in realtà, è evidenziato nella reale difficoltà di scambiarsi la marcatura dell’avversario che si marca quando passa da una zona all’altra, inoltre in seguito, preferendo la copertura degli spazi alla reale marcatura ad uomo, spesso il portatore di palla è affrontato quando è già in possesso della sfera, costringendo il giocatore ad una maggiore organizzazione tattica e psico-cinetica.

Il gioco a zona nata come strategia prettamente difensiva, è vincolata per un’ideale realizzazione, allo sviluppo di certi principi tattici: pressing, raddoppi di marcatura, fuorigioco, è quindi evidente che la disposizione d’uomini e reparti hanno bisogno di una programmata organizzazione tattica, essenziale che tutta la squadra operi in modo collegato e unito, mantenendo i settori corti e stretti, con la funzione di togliere spazio e tempo di giocata alla squadra avversaria.

  • La didattica

Nella progressione didattica occorre ovviamente procedere dall’analitico al situazionale, per un corretto apprendimento sono necessarie inizialmente delle situazioni semplici, solo in seguito è opportuno allenare le esercitazioni complesse. Tutte le metodiche d’apprendimento (semplici e complesse), ruotano originariamente attorno ai principi di tattica individuale in fase di non possesso palla, con lo scopo di elaborare e sollecitare la:

  • presa di posizione (approccio e postura del corpo del difendente, in funzione e in relazione alla porta da difendere, dell’avversario e della palla);
  • marcamento (capacità che consente di limitare libertà di giocata all’antagonista);
  • intercettamento e anticipo (attitudine del difensore nel proprio senso della posizione e nella scelta di tempo, con lo scopo di bloccare l’attacco avversario);
  • difesa della porta (competenza, in cui il giocatore difende il portiere collocando il proprio corpo fra la porta e la palla).

A costoro si associano in un secondo tempo i principi di tattica collettiva:

  • Scaglionamento (copertura reciproca degli spazi da coprire);
  • azione di temporeggiamento (atto importante perrallentare le giocate avversarie senza scoprirsi, aumentando la possibilità di un veloce rientro dei compagni);
  • concentrazione di uomini a difesa della porta (bilanciata disposizione nei pressi del fronte difensivo per una decisa superiorità numerica, priorità di densità nella zona centrale rispetto alla porta da difendere;
  • equilibrio (chiusura degli spazi e giuste coperture preventive, corretta distribuzione dei giocatori);
  • controllo della situazione (elaborazioni delle priorità e dei rischi, non farsi attirare dalla palla).
Conseguire sul rettangolo di gioco questi principi, contribuisce ad una corretta e bilanciata fase di non possesso palla, e interagisce con la totale applicazione dei protagonisti coinvolti in campo, il gioco a zona, infatti, costringe il giocatore ad ottimizzare la capacità psicomotoria nel particolare adattamento a sempre nuove situazioni.

buon lavoro……….Nardo Luca

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