la ricerca del possesso palla…..2° parte
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- Categoria: Angolo Tecnico (Luca Nardo)
- Scritto da Luca Nardo
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la ricerca del possesso palla…..seconda parte
– Il dribbling
“ (…) Questo elemento di tecnica applicata , pur essendo un comportamento puramente individuale, riveste nel contesto collettivo a livello tattico, un aspetto determinante, in quanto col dribbling si può acquisiresuperiorità numerica e non solo; il dribbling può anche essere considerato una valida contromossa al pressing avversario, in particolare a quello difensivo.
Il dribbling è un’azione Psico-Fisico-Tecnica del calciatore, compiuta col preciso obbiettivo di superare uno o più avversari, mantenendo il possesso di palla.
I fattori che determinano quindi la predisposizione del calciatore a questo tipo di azione sono molteplici:tecnici, coordinativi, condizionali e, non ultima, la personalità dell’individuo.
La personalità dell’individuo è un fattore importante e pluricomposito: le qualità psicologiche ricoprono un ruolo fondamentale (il calciatore intelligente capisce quando e dove effettuare il dribbling).
Ad esempio, durante un’azione di pressing ultraoffensivo avversario, a ridosso della zona pericolosa, sarebbe molto rischioso effettuare il dribbling, e potrebbe essere più opportuno optare con un lancio con l’intento di scavalcare la zona del pressing. E’ invece più consigliabile effettuare il dribbling in fase di finalizzazione, anche come contromossa al pressing difensivo.
Il dribblatore deve possedere equilibrio emotivo e fiducia in se stesso, deve cioè essere conscio delle proprie possibilità, senza però sopravvalutarsi. Deve sapersi prendere delle responsabilità, sapendo a cosa si espone, sia in senso positivo che in senso negativo. (…)
Come già accennato in precedenza, il dribbling viene usato più frequentemente in fase di finalizzazione, oppure in situazioni di difficoltà, quando cioè il portatore di palla non ha alternative di passaggio.
In fase di finalizzazione, può capitare che, grazie ad un’abile movimento di allontanamento dalla linea palla-porta delle punte, il portatore riesca a dare scacco al libero o al centrale difensivo, creando così un uno-contro-uno.
In un contesto situazionale, sarà opportuno, dato anche l’aspetto estremamente personale del dribbling, dare solo alcuni input al dribblatore:
- conoscenza del lato debole dell’avversario
- nel puntare il difensore, l’attaccante deve cercare di acquisire più velocità possibile, senza peraltro pregiudicare il controllo della palla
- se il difensore si trova in posizione di divaricata laterale, l’attaccante deve costringerlo con delle finte a mantenere un equilibrio precario e saltarlo così dalla parte dove è rimasto sbilanciato
- se il difensore assume una posizione antero-posteriore, l’attaccante deve saltarlo sul piede più avanzato, nel momento in cui questi lo poggia a terra in modo da coglierlo sbilanciato e
controtempo
- deve mantenere possibilmente la copertura della palla
- non deve farsi portare verso zone esterne lontano dalla porta
La finta è parte integrante del dribbling.
E’ un movimento d’inganno, la cui caratteristica più importante è la verosimiglianza. Può assumere le forme più varie ed essere effettuata con più parti del corpo (col tronco, con le gambe, con cenni della mano, anche con uno sguardo).
Le capacità coordinative che possono intervenire durante l’esecuzione del dribbling sono molteplici, eccone alcune:
- capacità di differenziazione: è la capacità di gradualizzare in modo preciso la forza da impiegare nella guida della palla
- capacità di reazione: è la capacità di reagire il più rapidamente possibile ad un segnale, magari dopo aver effettuato una finta, e aver notato lo sbilanciamento dell’avversario, anticipando il suo intervento
- capacità di equilibrio: è la capacità di mantenere il proprio corpo in condizioni ideali di appoggio al terreno, soprattutto da un punto di vista dinamico
- capacità di combinazione od accoppiamento: è la capacità di coordinare più gesti nella stessa azione (ad esempio: finta e guida della palla)
- capacità di adattamento e trasformazione: è la capacità del dribblatore di rispondere istantaneamente allo sbilanciamento dell’avversario, dopo aver eseguito una finta, con l’immediata esecuzione di un’azione intenzionale (ad esempio: la guida della palla)
Determinanti nel dribbling sono anche le capacità condizionali, come velocità e forza. Soprattutto lavelocità ricopre un ruolo importante, in particolar modo la velocità di decisione, che consentirà al calciatore di agire velocemente da un punto di vista psico-motorio: capire e decidere immediatamente che tipi di dribbling effettuare è dote essenziale del dribblatore, come del resto lo è conseguentemente anche la capacità di reazione, che consentirà all’attaccante di eseguire il movimento il più rapidamente possibile.”
– Il tiro in porta
“E’ un elemento di tecnica applicata di fondamentale importanza, perché rappresenta la finalizzazione, l’obbiettivo di ogni situazione, sia collettiva che individuale in fase di possesso.
L’attaccante che conclude a rete deve tener conto di alcuni parametri, quali:
- La posizione della palla (la distanza dalla porta, la posizione più o meno decentrata rispetto alla porta, il contatto o meno della palla con il terreno)
- La situazione contingente, riferita sia ad elementi soggettivi che oggettivi (posizione degli avversari, portiere compreso, dei compagni, condizioni meteorologiche
Per l’esecuzione del tiro, l’attaccante ha inoltre a disposizione tre opzioni:
- il tiro cosiddetto di potenza
- il tiro di precisione
- il tiro in cui vengono abbinate potenza e precisione
Nel tiro in porta dalla lunga distanza (20-25 metri circa dalla porta) tendenzialmente occorrerà imprimere al calcio la massima potenza, a discapito di una certa precisione; l’obbiettivo minimo sarà quindi quello di centrare la porta, mentre l’obbiettivo ideale, per i più bravi, sarà quello di calciare la palla nello spazio tra palo e portiere. In questo caso, il tiro potrà essere effettuato calciando con il collo pieno del piede.
L’approccio (o la rincorsa) dovrà essere diritto rispetto all’obbiettivo. Per imprimere una traiettoria rasoterra, sarà opportuno che, al momento dell’impatto, il piede d’appoggio sia posizionato accanto alla palla e sulla sua stessa linea, in modo da consentire al calciatore di mantenere il corpo nel giusto equilibrio; la punta del piede sarà rivolta verso l’obbiettivo.
La massima escursione della gamba, con la relativa oscillazione e la conseguente rapida distensione dell’articolazione del ginocchio, garantiranno la massima velocità d’impatto del piede calciante sul centro palla e , conseguentemente, la maggior potenza possibile del tiro in porta.
L’articolazione della caviglia dovrà essere ben bloccata, e la punta del piede tesa verso il basso.
Il tiro in porta potrà essere effettuato anche con l’esterno collo, soprattutto per sostituire l’arto debole, la punta del piede d’appoggio sarà orientata leggermente verso l’esterno, per dar modo al piede calciante di entrare meglio tra palla e piede portante.
Con il calcio di drop il tiro acquista la massima potenza;, un accorgimento utile sarà quello di tenere il piede d’appoggio leggermente più avanti rispetto alla linea della palla, in modo da tenere bassa la traiettoria del tiro. (…)
Nel tiro in porta dalla media distanza (15-20 metri circa dalla porta), oltre al calcio di potenza che, data la minor distanza dalla porta, potrà acquisire requisiti di maggiore precisione, il calciatore potrà calciare anche con l’interno collo del piede, in modo da conferire al proprio tiro una miscela di potenza e precisione. Nel calcio di interno collo, l’approccio sulla palla sarà obliquo rispetto all’obbiettivo, prendendo posizione dalla parte opposta del piede con cui si calcia. Il piede d’appoggio dovrà essere posizionato sulla stessa linea, ma più distante dalla palla rispetto al calcio di collo pieno, in modo da consentire alla gamba portante di piegarsi e alla gamba calciante di distendersi.
Questo tipo di calcio consentirà all’attaccante, sempre che ne abbia il tempo, dato che ci troviamo nella zona calda del campo, di indirizzare più facilmente la palla verso un angolo della porta, ricorrendo talvolta anche al tiro ad effetto. (…)
Il tiro in porta dalla breve distanza (entro l’area di rigore) può essere effettuato sia con il collo che con l’esterno collo del piede, utilizzando la massima potenza, in modo da poter anticipare il gesto tecnico del portiere. A tal fine può essere utilizzato, data la rapida oscillazione, anche il calcio con la punta del piede che, oltre ad essere utilizzato per anticipare l’intervento dell’avversario anche durante una mischia, potrà essere utilizzato anche in caso di terreno fangoso.
Per il tiro in porta di precisione è possibile cercare il goal anche col calcio di interno piede, che conferisce al tiro in porta la massima precisione, dato che si va a colpire la palla con la superficie più ampia del piede. Il tiro in porta con l’interno del piede non garantisce però molta potenza, in quanto dispone di un’oscillazione della gamba calciante limitata, ed il movimento è privo della distensione dell’articolazione del ginocchio.
E’ sconsigliabile il tiro, se il portiere in uscita chiude lo specchio della porta, o se comunque un difensore si pone sulla linea palla-porta, sarà preferibile saltarlo in dribbling o effettuare un passaggio ad un compagno.
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